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Bruno Gabrieli

IUn itinerario di monumenti al sacrificio e alla solidarità

Aldo Spinardi

La montagna qualche volta è cattiva, crudele, come la madre che divora i suoi figli. Come accadde una ventina d'anni fa, sulla parete Est del Lyskam: sei aspiranti guide, tutti giovani, dopo un salto di circa seicento metri, si sfracellarono sulle sottostanti rocce.
E Bruno Gabrieli li raffigura ai piedi del Cristo, e come Egli sembra sollevarsi, staccarsi da questo mondo, così essi si staccano dalla montagna, offrendosi ad essa, madre, in sacrificio.
I cerchi (il cerchio è simbolo della perfezione e an-che dell'essere umano) sono legati ad una linea curva che li accomuna nel sacrificio, quasi le nebbie che si levano dalla valle volessero incatenarli ed in-chiodarli per sempre alla montagna. Come Cristo al legno della Croce.
Un simbolismo non difficile da percepire, diremo percettibilissimo da parte di chi vive in montagna, in contatto diretto con la natura.
Il monumento a «Les reines», collocato ai bordi del-l'arena, alla Croix-Noire, alla periferia di Aosta, è un capolavoro di eleganza, un simbolo dell'energia sviluppata dalle regine che vogliono conquistare la corona.
Bruno Gabrieli non vede nel combattimento la brutalità, la forza animale, ma, con le sue linee stilizzate, convergenti su punti predeterminati, rafforzate dalle nervature del dorso e della coda, rappresenta l'energia alla quale dobbiamo attingere nella vita quotidiana, per la nostra battaglia di ogni giorno, e si trasferisce dagli animali all'uomo, che non è certo estraneo al combattimento.
La patinatura è più scura per uno degli animali, più lucida per l'altro, a sottolineare la diversità dei contendenti: forma esteriore, carattere, stato d'animo. Non era facile rappresentare il movimento, soprat tutto in un'opera di scultura così compatta, e l'artista ha superato anche questa prova, simboleggiando, più che il moto in se stesso, l'energia che sospinge l'uno verso l'altro i due contendenti. I quali, nell'insieme, appaiono come una continuità di linee e di masse.
Potremo dire che Bruno Gabrieli ha qui raccolto e fuso la leggerezza delle aeree composizioni tiepolesche e il vigore delle muscolose figure michelangiolesche.
Bruno Gabrieli ha certamente raggiunto, nella essenzialità delle linee, la sua forma espressiva più intensa nel «Monumento al donatore di sangue», collocato nella zona ospedaliera della città di Aosta: un grande uovo in bronzo, dalla patina ramata, tant'è che sembra legno, simbolo dell'amore, della fraternità, anello di una catena, con la goccia di sangue che cade e viene raccolta dalla persona che ne ha bisogno.
È un simbolo che, nella sua semplicità, dice quanto grande sia l'uomo che è disponibile per salvare la vita ad un altro uomo, ad un fratello. Inutile dire che l'artista profonde nella materia, in apparenza inerte, la sua convinzione, il suo stesso amore, infondendo in essa la vita.
Allorché il simbolo è percettibile dalla gente comune - e crediamo che sia proprio questo il caso - ha raggiunto lo scopo che si era prefisso l'ideatore: quello di rappresentare - nell'essenzialità - la sin¬tesi dei sentimenti che muovono un essere umano, con la capacità di tradurli in un segno leggibile e comprensibile.
Bruno Gabrieli, nel tracciare le linee del disegno per il «Monumento alla Solidarietà», nel primo decennale della istituzione del Servizio della Protezione Civile in Valle d'Aosta, mutua dalla natura - nella quale è vissuto e vive – le immagini-simbolo più semplici: le braccia che si volgono verso l'alto, nell'offerta e nella preghiera, la catena di solidarietà –dalla fonte, secchio per secchio, fino al luogo dell'incendio – e quei cerchi a forma d'uovo che mostrano l'uomo, con le braccia aperte, ad incontrare altre mani, altre braccia.
Un rapporto privilegiato con la natura, un penetrare nell'animo umano, fino all'intimo, per scoprirne – e sembra che ce ne sia proprio bisogno, in questo pe-riodo per nulla luminoso – la bontà, la generosità, l'amore, sì, l'amore dell'uomo per l'uomo.
Un messaggio di speranza, dunque.
E veniamo al «Monumento ai Caduti sul lavoro», inaugurato nell'aprile 1998. All'artista, che si imme-desima nella necessità di chi ha bisogno, di chi su-bisce un trauma, non è difficile immaginare questa donna senza volto – perché nel suo viso si percepiscono i lineamenti di tutti i generosi – che solleva, che offre il suo aiuto al sofferente il cui braccio, la cui mano è stata imprigionata dall'ingranaggio di quel macchinario traditore.
Bruno Gabrieli percepisce l'affinità, la continuità tra la natura e le opere dell'uomo, che sono state pro-gettate per utilità e poi, troppe volte, anche per la trascuratezza degli uomini stessi, diventano fonte di danno e di tragedia.
In questo monumento sono rappresentati i pericoli che vengono dal lavoro in campagna, nell'edilizia, nella meccanica: e la gente generosa, la società che si attiva nel soccorrere chi è meno fortunato.
Se un'opera, una scultura, non diffonde un messag-gio, tale non è: e il monumento di Bruno Gabrieli costituisce un ammonimento ad osservare le regole, ad usare la maggior attenzione e precauzione pos-sibile, ma anche, a tragedia compiuta, alle Associazioni che sono sorte a tale scopo, alle Istituzioni ad aiutare chi ne ha bisogno.
Le caratteristiche che distinguono quest'opera: il movimento, la plasticità, l'introspezione psicologica. Possiamo dire che è un'opera viva, che vediamo quelle persone uscire dal bronzo e protendersi verso di noi, lasciare con noi il loro messaggio, richiedente solidarietà sia sul piano umano, sia sul piano materiale.