Recensioni

Recensioni

Bruno Gabrieli

Evoluzione del movimento

Angelo Mistrangelo

Il cammino di Bruno Gabrieli appartiene alla storia della Valle d'Aosta, a una misura espressiva sempre calibrata, a un dialogo con la natura, le montagne, le pietre che rappresentano uno dei materiali utilizzate per costruire le sue sculture. Le luci che accendono le vette a Chatilion, dove l'artista è nato, l'ampia distesa del cielo su alberi e valli e arbusti, le rocce millenarie, stabiliscono un immediato rapporto tra Gabrieli e l'ambiente, in un itinerario legato a una per sonale «lettura» del territorio e del lento fluire delle stagioni.
Formatosi per la pittura alla scuola dl Giacomo Soffiantino e Giorgio Ramella, Gabrieli è stato allievo dello scultore valdostano Cristiano Nicoletta, dal quale ha appreso la tecnica per elaborare eleganti forme inserite nello spazio atmo­sferico Le linee essenziali, eleganti, slanciate, dl Nicoletta hanno lasciato una traccia nell'impianto espressivo di Gabrieli che in «Verticalhè» e in «Prière» rag­giunge una nitida definizione delle Immagini-simbolo, che hanno fatto dire a Paolo Levi: «Soprattutto nelle sculture in legno, una sere di radici già preparate dalla natura - come grumi di materia plastica - per lo scultore sempre attento e sensibile alle forme preordinate, ci si avvede di una sorta di amore-attrazione, evidenziata dalla forza impressa alla sostanza calda del legno, al suo evolversi e contorcersi in modi apollinei...».
E dal legno alla pietra, l'artista non si stanca mal dl tessere la trama di un di­scorso che dalle presenze alla Fiera di Sant'Orso alla personale alla Galleria Fogliato, dall'antologica nella Chiesa di San Lorenzo ad Aosta all'«Espace Vallèe d'Aoste» a Parigi, s'individua il senso di una ricerca che è approdata alla scul­tura lignea «Les Pèlerins», alta 3,80 metri, acquisita dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta e collocata lungo la via Francigena a Saint Oyen.
In ogni caso, si coglie la capacità di Gabrieli di travalicare la scultura tradizionale per conferire alla materia, sia questa legno di castagno o pietra oliare, una forma sinuosa, armoniosa, scavata, a tratti solcata da motivi decorativi che ap­paiono come graffiti sulle pareti delle antiche grotte. Equilibrate, essenziali, simboliche, le opere di Gabrieli assumono il valore di un racconto attraverso il tempo, di una nitida elaborazione di un nido o di un germoglio, di un uccello fantastico o di un fluire di linee che esprime ('«Olocausto», mentre la luna, il sole, il cielo e la vita sono gli elementi di un modellato dalle linee musicali, lievi, scavate con la forza dl un'emozione profonda e profondamente vera, a volte sottilmente sensuale Per questo appuntamento torinese, ha selezionato una serie di lavori realizzati con misura, con una meditata scansione formale, con un alternarsi di pieni e di vuoti che stabiliscono un determinante rapporto tra la rappresentazione e io spazio, il sogno, l'interiore visione e trasformazione della realtà in una voluta e cercata astrazione, sino al limite estremo di un linguaggio calibrato, plastico, concreto nel creare un modellato significante e significativo. Legno e pietra, ironia e sperimentazione, piume e dissolvenze, raccontano l'iter di Gabrieli e la sua umanità, l'attenzione per la natura, II richiamo a una verità che si rivela nella sequenza dl una forma aerea e contemporaneamente robu­sta, possente, vibrante.