Recensioni

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Bruno Gabrieli

La forma in divenire

Laura Scaramozzino

Il 15 Gennaio scorso – presso la galleria d'Arte "La Conchiglia" - è stata inaugurata una mostra personale dedicata al noto scultore valdostano Bruno Gabrieli che presenta, per l'occasione alcuni dei suoi lavori più intensi realizzati lungo un arco di tempo che abbraccia un trentennio di fervida attivitá e di ricerca. Le sculture dell'artista realizzate prevalentemente con legno di noce e pietra ollare, rivelano, a una prima fruizione un dinamismo che conduce la materia ad una oscillazione perpetua, come se questa fosse contesa, sia da un'elevazione danzante e sia al contempo dalla gravità dei corpi. La dicotomia tra il concetto di ascesa e quello di caduta, che rinvia al conflitto tragico tra cielo e terra, diviene nell'opera di Gabrieli una costante ineludibile all'interno della sua esplorazione estetica. Produzione come "Movimento" (45x21 x 10) e "Verticalità" (37x40x10) , eseguite anch'esse con legno di noce, suggeriscono l'azione e il movimento del vento che è soprattutto metafora del divenire. Creste sottili di onde, lateralmente sospinte da forze arcaiche, si dipartono da basamenti ancorati al procedere lento e costante dell'elemento organico. Alcune opere, inoltre, tracciano curvature spiraliformi che attraversano, incidono o bordano gli spazi interni e i confini dei soggetti plastici. Il gioco di alternanze tra i pieni e i vuoti, in particolare nelle opere scolpite in pietra, dà vita a una materia illuminata da tensioni che configurano l'armonia di un procedere infinito dello spazio-tempo e il dramma della caducità della carne L'apparente mutismo della pietra scopre parola viva, testimonianza della forma che soggiace alla natura e al cosmo. "Sguardo" (55x55\20), ad esempio tratteggia il profilo circolare di un rettile contratto nel silenzio eloquente del suo occhio invisibile eppure attento, quasi il nulla non fosse che l'intervallo necessario per la possibilità della percezione dell'essere. La curva, il cerchio, l'ondulazione non sono che il respiro che muta eppure definisce tutto ciò su cui i nostri occhi si posano. Un'opera di sicuro impatto visivo è rappresentata, infine, da "Olocausto" (250x90x80), realizzata, ancora una volta in legno di noce, un complesso scultoreo che si sviluppa orizzontalmente e che, dal punto di vista della struttura formale ricorda, sorprendentemente, le ossa del bacino di un enorme toro sacrificale. L'esposizione è visitabile fino al 6 febbraio.